Andata in scena la sera del 4 gennaio al Teatro Comunale di Atri, Manon Lescaut, rappresentata per la prima volta nel febbraio del 1893 al Teatro Regio di Torino, nel pieno fermento della sensibilità romantica e risorgimentale, opera di quattro atti, del compositore lucchese Giacomo Puccini, conduce con successo il melodramma italiano verso lo spazio scenico del clima culturale del nuovo secolo, proiettandolo a pieno titolo oltre i confini nazionali.
Atteso con speranza e trepidazione alla prova torinese, dopo l’esordio sostanzialmente neutro di Edgar, presentato alla Scala di Milano nel 1889, Puccini aveva trovato nel libretto di Manon Lescaut – come raccontano le cronache dell’epoca - un’ispirazione diversa, assai più congeniale alla sua natura di artista. La tessitura narrativa, infatti, ispirata al romanzo dell'abate Antoine Francois Prévost, Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut, definiva, nella storia d’amore struggente e disperata, tratti che raccontati in musica non solo avrebbero occultato il travaglio formale che presiede la struttura, ma impresso una svolta decisiva al gusto operistico italiano, ormai non più fossilizzato sui temi patriottici.
Aldo Tarabella, il regista dell'opera, resta fedele all’intuizione pucciniana, lasciando quindi alla musica “un senso fortissimo di vertigine per andare oltre ai fatti e raccontare una passione travolgente”. Una passione che si dispiega nei bozzetti scenografici che richiamano la Bohème; una passione effimera però nel primo atto: non c’è spazio per i turbamenti sentimentali, troppo debole la presenza scenica di Manon (Christina Lamberti, soprano), molto più forte quella di Des Grieux (Leonardo Caimi, tenore), apprezzato dal pubblico sin dai primi assoli, rapido l’incontro tra i due amanti, soffocato dalla goliardia del coro che lo anima con “Ave sera gentile”.
Manon ama il lusso; lascerà il giovane studente Des Grieux per il vecchio e ricco Geronte de Ravor (Carlo Di Cristoforo, basso). Il secondo atto, nella falsità di gioielli e merletti, riprodotta dagli specchi calati dall’alto, apre con “In quelle trine morbide”, la passione torna (“Tu, amore? Tu? Sei tu?”) e divampa al punto da far scordare al giovane il tradimento dell’amata. Il terzo atto è il perno della melodia lirica; Manon sta per essere imbarcata come prostituta in un bastimento in partenza per le Americhe, il giovane Des Grieux non l’abbandonerà e la seguirà. Lo spettatore è così introdotto al quarto atto ambientato nel deserto di New Orleans. Alla naturale conclusione dell’opera Manon, al limite delle forze dopo una vita di stenti, conscia del suo destino, intonerà la celebre aria “Sola, perduta e abbandonata” (nel Nabucco di Verdi era cantata “La patria sì bella e perduta”). Des Grieux non potrà far altro che raccogliere le ultime parole e gli ultimi baci di Manon. Solo la morte la riscatterà.
Con Manon Lescaut Puccini riesce a trovare la giusta dimensione alla melodia e alle famose arie di cui si arricchisce l’opera, da “Donna non vidi” a “In quel trine morbide”. L’orchestra (diretta dal maestro Massimiliano Stefanelli, che è anche il direttore artistico; Paolo Speca è il maestro del coro) è la vera protagonista del dramma. Essa guida il pubblico oltre la comprensione della vicenda, fino alle emozioni più recondite dell’amore struggente e non solo. Le melodie, le armonie e i tratti sinfonici suppliscono al linguaggio verbale, si uniscono e si dispiegano nei passaggi del Leitmotiv ideato da Wagner, che orienta l’inconscio dello spettatore suggerendogli legami ideali tra la trama e la costellazione simbolica dei personaggi.
La musica, come il linguaggio poetico, è l’unico strumento in grado di afferrare la realtà. “Come anime pure le tue note mi hanno avvolto” e ognuna mi diceva: “Leva il capo, o avvilito! Vieni con noi, vieni con noi nel paese lontano dove il dolore non apre più ferite sanguinanti, ma il petto è ricolmo di indicibile gioia nei più alti trasporti!” Diceva Arthur Schopenhauer.
Manon Lescaut rappresenta l’evento conclusivo della Stagione Lirica Teramana – Fondazioni all’Opera, finanziata dalla Fondazione Tercas, organizzata e prodotta dalla “Società della Musica e del Teatro Primo Riccitelli”, con la Direzione Artistica di Massimiliano Stefanelli.
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con gli altri enti che hanno partecipato all’iniziativa: Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, Fondazione Carichieti, Comune di Teramo, Comune di Atri, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Provincia di Teramo, Regione Abruzzo, Regione Marche, Comune di Ascoli Piceno, Comune di Fermo e Comune di Chieti.
L’opera, rappresentata prima ad Ascoli Piceno, Fermo e Chieti, è approdata al Teatro di Atri il 4 gennaio 2013 e al Teatro Comunale di Teramo l’8 gennaio 2013.