Un altro pezzo del basket italiano ha rinnovato il suo gruppo dirigente. Così, dopo la GIBA (Alessandro Marzoli al posto di Peppe Cassì) e la FIP (Gianni Petrucci al posto di Dino Meneghin), cambio al vertice anche per l’Associazione Procuratori Sportivi Pallacanestro, che nomina Presidente Virgino Bernardi al posto dell’uscente Riccardo Sbezzi, il quale resta come Vice Presidente – insieme all’abruzzese Ernesto Ciafardoni – in un Consiglio Direttivo composto da: Riccardo Artoni, Virginio Bernardi, Ernesto Ciafardoni, Jacopo La Penna, Giorgio Montano, Riccardo Sbezzi e Lorenzo Vandoni.
La prima cosa dichiarata dal rinnovato direttivo è la volontà di incontrare le istituzioni del basket, primis la Federazione Italiana Pallacanestro. Obiettivo? Testuale, dal comunicato dei procuratori: «Fornire la propria disponibilità ed il proprio contributo per la valutazione e risoluzione delle problematiche regolamentari ed organizzative in vista della prossima stagione sportiva».
Con tempismo da atleti, la GIBA (Giocatori Italiani Basket Associati) ha diramato un proprio comunicato stampa, inviando il proprio “in bocca al lupo” all’Associazione Procuratori Sportivi Pallacanestro e dichiarando: «Immediata disponibilità ad un proficuo e costruttivo confronto sulle problematiche del mondo del basket. In questa direzione è stato già programmato nei prossimi giorni un incontro ufficiale tra i direttivi delle due associazioni, con il sincero auspicio che un dialogo sempre più stretto fra tutti gli attori del movimento sia funzionale a migliorare la pallacanestro italiana nel prossimo futuro».
Dunque, almeno a livello di dichiarazioni istituzionali e buoni propositi ci siamo. Il mondo del basket ha cambiato tre presidenze in un paio di mesi e questo è un buon segno, già solo per l’impegno che chi è subentrato vorrà mettere (fosse soltanto per non fare brutta figura in rapporto al predecessore).
Federazione, sindacato giocatori, procuratori. Tre componenti che – insieme – fanno praticamente “la maggioranza relativa” dell’intero movimento cestistico (pur tenendo nel dovuto conto allenatori e arbitri). Tre componenti, come i tre ceti sociali che componevano gli Stati Generali.
E allora la domanda sorge spontanea: l’attuale movimento del basket italiano è in grado di riformarsi senza fare sanguinose rivoluzioni? Sono in grado, tutti gli attori, di comprendere l’importanza di individuare una linea guida austera e lungimirante che giocoforza comporterà – in caso di vera riforma – sacrifici da parte di tutte le parti in causa e numerosi passi indietro degli interessi corporativi, per permettere all’intero movimento di fare un passo avanti?
Per quanto triste sia doverlo constatare, la stella polare che deve guidare ogni futuro discorso è la crisi economica e la conseguente necessità di investire in modo oculato. Significa un generale arretramento rispetto agli agi e alle convenienze passate. Sapranno tutti prenderne atto, nel superiore interesse della sopravvivenza del movimento, ad ognuno dei livelli che lo compongono e cioè dalla massima serie fino ai campionati regionali che sono la “Serie A” dei tanti campanili dei quali si compone l’Italia? Saprà ogni attore del movimento tirare la cinghia in tempo di vacche magre, prendendo atto che in tempi di vacche grasse ha molto avuto?
Il compito è difficoltoso e riveste carattere strategico. Adesso spetta alle intelligenze in campo.
Forza e coraggio. A quando gli Stati Generali del basket?