[Pagine 279, 280.]
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Negli anni trascorsi da quando mi ero recato lì per la prima volta, nel 1968, questo minuscolo paese si era trasformato nella tipica vittima della corporatocrazia. Io e i miei contemporanei, e i nostri moderni equivalenti manageriali, eravamo riusciti a portarlo praticamente alla bancarotta. Gli avevamo prestato miliardi di dollari perché potesse ingaggiare le nostre società di ingegneria e costruzioni, affinché realizzassero progetti che avrebbero favorito le sue famiglie più ricche. Di conseguenza, in quei tre decenni, il livello ufficiale di povertà era passato dal 50 al 70%, la sottoccupazione o la disoccupazione erano aumentate dal 15 al 70%, il debito pubblico era cresciuto da 240 milioni a 16 miliardi di dollari e la quota di risorse nazionali stanziata per i cittadini più poveri era scesa dal 20 al 6%. Oggi, l’Ecuador deve destinare quasi il 50% del suo bilancio nazionale unicamente a saldare i suoi debiti, anziché aiutare i milioni di suoi cittadini ufficialmente classificati come gravemente impoveriti.
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CONFESSIONI DI UN SICARIO DELL’ECONOMIA
La costruzione dell’impero americano nel racconto di un insider.
John Perkins
minimum fax - 2005 - Euro 15,00
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IL POTERE DEL PETROLIO RACCONTATO DA UN SICARIO DELL’ECONOMIA
IL POTERE DEL DOLLARO RACCONTATO DA UN SICARIO DELL’ECONOMIA