Per un malinteso, indipendente dalla sua volontà, coach Enrico Fabbri non è salito in sala stampa dopo Gara 3 fra Roseto e Bisceglie. Recuperiamo con questa intervista. Se la merita.
Coach Fabbri, ti riporto a Gara 3. Mancano 26 secondi dalla fine. Maggiotto prende il rimbalzo offensivo dopo la tripla sbagliata da Contento e serve Torresi, che segna il 71-74. Io l'ho vista finita per il Roseto. E invece - direbbe il grande Aldo Giordani: "Vedete com'è il basket..." - cosa è successo?
«Il basket è bello proprio per questo. Non è dai singoli episodi che ci hanno condannato che va valutata questa serie, ma dall'intensità messa in campo dalla mia squadra per arrivare a giocarsi gara tre ed un supplementare. Nessuno avrebbe pensato che tutto ciò potesse accadere! L'episodio finale non ci ha premiati, ma non dobbiamo recriminare nulla per quanto espresso».
Nel 1996, dopo che il Roseto di coach Gabri Di Bonaventura vinse Gara 3 contro il Lugo di coach Gigi Garelli - ottenendo la promozione dalla C1 alla B2 - il tecnico ospite disse che quella partita l'avrebbe potuta rigiocare e vincere dappertutto, ma non a Roseto. Secondo te, anche domenica scorsa il proverbiale "sesto uomo" dato dal pubblico rosetano ha fatto tremare al momento giusto qualche mano dei tuoi, oppure la cosa si compensa con le volte in cui è tremata la mano anche ai padroni di casa?
«Il pubblico rosetano è stato davvero il sesto uomo in campo, quando la squadra di casa ha avuto dei momenti di insicurezza. Data la maggior parte dei palazzetti vuoti, direi che sia uno spettacolo e uno sprone in più poter giocare davanti a quel meraviglioso pubblico! Il sostegno rispecchia il rispetto verso gli avversari e questo ci ha onorati».
Tu e la tua squadra meritate schietti complimenti per come avete giocato la serie, con la tonitruante vittoria in Gara 2. Su cosa avete lavorato, in particolare, per mettere in difficoltà il Roseto?
«Sapevamo di poter creare seri problemi a Roseto, mantenendo alti e intensi i ritmi della partita e in effetti questo ci ha pagati. In più, siamo riusciti ad esprimere un gioco corale in attacco e questo ci ha permesso di non dare punti di riferimento».
Coach Melillo, Stanic e Caruso hanno detto che Bisceglie meritava ben più del 7° posto al termine della stagione regolare. Il vostro risultato in stagione regolare è dovuto al fatto che avete ingranato tardi?
«Ringrazio ovviamente per il complimento che ci è stato fatto. Parlerei di aver sistemato le cose in corsa, piuttosto che di aver ingranato tardi. Quando tutte le pedine erano al giusto posto nello scacchiere, siamo riusciti ad esprimere il gioco che volevamo».
Quanto ha inciso la cattiva condizione di Stanic - infortunato in Gara 1, a mezzo servizio in Gara 2 e in campo stringendo i denti in Gara 3 - nell'opaco quarto di finale giocato dal Roseto, al di là dei vostri meriti?
«È indubbio riconoscere che la non perfetta condizione di Stanic abbia giovato dalla nostra parte. L’esperienza, la maturità in campo e la personalità di un giocatore così sono fondamentali per Roseto. Questo però non sminuisce la nostra prestazione, al cospetto di una squadra costruita per vincere».
Semifinali: Nord Barese-Scauri e Roseto-Trapani. Che finale vedi e perchè?
«Non sento di poter dare esiti finali, perchè saranno due serie combattutissime e tiratissime. Credo, riprendendo il discorso precedente, che il fattore campo sarà indispensabile e determinante».
Chi vincerà secondo te il campionato e perchè?
«Premesso l'equilibrio tra le rimanenti squadre, penso che quella che si presenterà nella migliore condizione fisica in finale potrà indirizzare la serie a proprio favore. Sbilanciandomi, ma non esponendomi troppo, direi Roseto su tutte per la profondità del roster e per l'esperienza dei giocatori nei momenti che conteranno».
I tuoi personalissimi Oscar della stagione regolare di DNB. Miglior giocatore e miglior giovane?
«Gli oscar li riservo, senza offesa per nessuno, esclusivamente ai miei ragazzi, in quanto splendidi interpreti di questa stagione. Lo dimostra la grande professionalità e l'umanità messa in evidenza nelle difficoltà verificatesi. Sono stati grandi uomini e poi grandi giocatori».