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Il Viaggiatore Cristiano
UN NATALE SPECIALE
Milano, notte di Natale 2013. Volontari della Ronda Caritเ.

Milano, notte di Natale 2013. Volontari della Ronda Caritเ.

Cristiano Masper e la notte di Natale 2013.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 23 Agosto 2014 - Ore 11:15

Alzi la mano chi non ha mai visto il film “Una poltrona per due”, con Eddie Murphy e Dan Aykroyd. E, soprattutto, chi non ha sognato di trovarsi nei panni del buon Eddie, anche solo per la durata del film. Bello, eh? Peccato che è solo fantasia, nata con l'intento per l'appunto di farci sognare situazioni impossibili.

Io di impossibile trovo solo il fatto che esistano persone che debbano sognare una vita da super ricchi, mentre altri sognano semplicemente una vita normale e altri ancora si accontenterebbero di averla una vita, degna di tale nome.
 
Lo scorso Natale ho declinato ogni invito a cenoni, feste, serate in compagnia per provare a me stesso di essere in grado di saper vivere emozioni forti.

Grazie ad internet, ottengo il contatto con una  onlus di Milano, “Ronda Carità”, che da anni opera sul territorio. Chiamo, chiedo, capisco cosa devo fare e decido. L'appuntamento è alla stazione di Porta Garibaldi a Milano. Ognuno porta qualcosa, quello che può o che riesce a portare. Lo scopo della serata è quello di passare la notte di Natale con i senza tetto, facendogli vivere per quella sera le emozioni che per noi sono diventate la regola, regalargli un sorriso, una parola, ed anche un piatto di pasta che non fa mai male...

Con curiosità ed anche un po' di timore io e mia moglie Susy arriviamo all'appuntamento in una Milano gelida ed umida e ad accompagnarci c'è anche Ricky Scomparin, mio ex compagno di squadra ed evidentemente “giovane con la testa sulle spalle”. Bravo Scompa, good move...

Si ha paura di ciò che non si conosce, si dice, infatti i nostri timori nascevano da questo: chi avremmo trovato e come ci saremmo dovuti rapportare? Un iniziale imbarazzo pian piano ha lasciato posto ad una confidenza ed un agio con l'ambiente per noi inusuale che ci circondava.

Persone anziane ma anche giovani, di ogni nazionalità, colore e cultura. La cosa che più mi ha colpito è il constatare che non vi erano solo “homeless” come tutti li intendiamo, sporchi ed arruffati, magari senza denti e con barba e capelli lunghi; una quantità sorprendente di persone, padri con figli piccoli, in fila per un pasto caldo.
 
Ho dubitato che ci fossero degli “infiltrati”, ma ogni mio dubbio è stato spazzato via da uno dei responsabili dell'associazione che conosceva praticamente ogni persona presente e mi ha spiegato che la povertà non era da valutare semplicemente con l'assenza di un tetto sotto il quale dormire; vi erano persone che semplicemente non potevano permettersi una cena diversa e più abbondante, persone oneste che non oso immaginare quale inferno abbiano avuto nel cuore per mettersi in fila cercando di mantenere la loro dignità nonostante tutto.
 
I volontari come noi erano molti, tutti avevano cucinato pasti caldi, dolci, chi ha portato panettoni, vino e bibite varie. L'atmosfera era gioiosa, la serata si è conclusa con la Santa Messa, dopodichè pian piano ognuno è tornato alla sua vita, salutando, facendo auguri e ringraziando tutti.

Ero sconvolto, mi aspettavo qualcosa di emotivamente forte, ma ogni mia aspettativa era stata superata dalla realtà dei fatti.

Mi rimetto in auto intirizzito come poche altre volte e penso che io, una casa calda che mi aspetta ce l'ho, un letto comodo con un piumone morbido e gonfio pure, una doccia calda la posso fare e paradossalmente questo mi imbarazza.

Ho fame, è tardi ma siamo a Milano, troverò qualcosa di aperto no? No! È la notte di Natale e la mezzanotte è passata da un paio d'ore. Arrivo a casa ed il frigorifero è vuoto: quel pomeriggio tutto ciò che ho comprato al supermarket l'ho portato in stazione.
 
Sorrido al pensiero di quanto ben di Dio ci fosse su quei banchetti allestiti dall'associazione ed al mio rifiuto di assaggiare una lasagna, un gateau di patate o altro: mi sembrava brutto, io quello potevo averlo sempre. Quasi sempre.
 
Vado a letto col cuore pieno e lo stomaco vuoto e mi dico che, tutto sommato, ciò che mangio e mi riempie la pancia è soggetto ad un timer fisiologico, mentre ciò che mi ha riempito il cuore stasera è un cibo a lunghissima conservazione che non verrà smaltito con una semplice corsetta.
 
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