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Roseto Basket Story
MATTEO MALAVENTURA: IL SOLDATO CONDOTTIERO.
Roseto, PalaMaggetti, Serie A 2005/2006. Matteo Malaventura in durante Roseto-Udine.

Roseto, PalaMaggetti, Serie A 2005/2006. Matteo Malaventura in durante Roseto-Cantù.

Roseto, PalaMaggetti, Serie A 2005/2006. Matteo Malaventura festeggiato dai tifosi rosetani a fine gara, dopo la fondamentale vittoria contro la Virtus Bologna in cui ‘Mala’ giocò 40 minuti, segnando 17 punti.

Roseto-Ravenna non è solo la partita di Deloach, anzi. Onori a Matteo Malaventura, che nel 2006 era fra i guerrieri che salvarono gli Sharks sul campo. L’articolo pubblicato sul MESSAGGERO Abruzzo e un profilo del giocatore.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 09 Aprile 2016 - Ore 11:45

Pubblicato sul MESSAGGERO Abruzzo venerdì 8 aprile 2016.
Gli Sharks, archiviata la sconfitta di Ferrara, hanno la possibilità di guadagnare il matematico accesso ai playoff battendo in casa il Ravenna, formazione di alta classifica che pure punta a un posto nelle prime otto. La partita ha preso d’aceto con largo anticipo, per via della presenza nelle file ospiti di Michael Deloach, inviso (per usare un eufemismo) ai tifosi rosetani. Il paziente lavorio fra le due società ha portato nei giorni scorsi alle scuse del giocatore statunitense, che però la Curva Nord ha rigettato al mittente. Gli ultras rosetani hanno infatti pubblicato una nota sulla loro pagina facebook, spiegando che non accettano le scuse sia per gli 11 diffidati (su 17) che dopo i fatti di Chieti stanno ancora scontando la loro pena sia perché, secondo loro, Deloach e il presidente teatino Di Cosmo tentarono di far passare la Curva Nord come razzista, mentre i tifosi sottolineano che per 4 anni di fila hanno addirittura partecipato, vincendoli, ai mondiali ultras antirazzisti. Insomma: inutile sperare in un’accoglienza tiepida e Società pronta alla più che probabile multa per ingiurie a un tesserato ospite, anche se i tifosi hanno chiuso il loro documento invitando tutti gli appassionati che domenica gremiranno il PalaMaggetti a non andare oltre lo sfottò, senza lanciare oggetti né cadere in provocazioni. Insomma: l’appello del presidente Cimorosi e del team manager Petrilli a fare attenzione e pensare solo ai playoff del Roseto sembra essere stato recepito, se è vero che gli ultras chiudono dichiarando: «Noi i playoff li giochiamo e li giochiamo a Roseto». La partita contro Ravenna, poi, non è solo Deloach, ma anche il ritorno di un giocatore importante nella storia rosetana come Matteo Malaventura, ala classe 1978 che nella Serie A 2005/2006 ebbe un importante ruolo nella salvezza del Roseto di coach Caja, che il play Busca non esitò a definire: “Quello dei cani malati”. Il perché lo spiega lo stesso Malaventura, ricordando quella eccezionale stagione: «Giocammo quasi tutto il girone di ritorno in sei: Busca, Cavaliero, io, Casoli o Callahan e Martinez. Nonostante tutto, riuscimmo a salvarci in quella splendida ultima gara in casa contro Capo d’Orlando, con il momento più bello della stagione racchiuso nell’invasione dei tifosi che vennero ad abbracciarci. Fummo bravi a compattarci, risultando più forti di qualsiasi difficoltà e di squadre più complete. Sono contento che il Roseto sia rinato e tornato nel basket che conta».
 
 
MATTEO MALAVENTURA
Il soldato condottiero che combatteva 40 minuti di fila.
Chissà se a Matteo Malaventura, “Mala” per il basket, piacque subito la destinazione rosetana nell’estate del 2005, quando Napoli, che lo aveva ingaggiato da Pesaro con un contratto triennale, decise di fargli giocare la prima stagione in prestito a Roseto. Sulla carta, per Malaventura – marchigiano nativo di Fano classe 1978, guardia di 196 cm capace di giocare sia play sia ala piccola – il Lido delle Rose non era il massimo della vita, visto che proveniva da Pesaro e aveva già giocato in B1 a Teramo: non proprio il curriculum ideale per i tifosi rosetani. Insomma, le premesse per un matrimonio infelice c’erano tutte, anche perché il campionato fu durissimo e si arrivò nella parte decisiva della stagione regolare con coach Attilio Caja a guidare una squadra ridotta all’osso. Invece Malaventura seppe imporsi nel ruolo fondamentale di “soldato condottiero”, giocando 34 gare a quasi 33 minuti di media, nel corso dei quali segnò 11,3 punti, catturando oltre 3 rimbalzi per quasi 10 di valutazione. Lo spirito guerriero, l’enorme capacità di sacrificio, la sua duttilità tattica furono preziosissimi al Roseto male in arnese e costretto a fare di necessità virtù. Qualche numero per spiegare meglio l’importanza che ebbe il giocatore nella salvezza del Roseto. Nella importantissima trasferta di Reggio Calabria, al termine di un viaggio rocambolesco e senza Luis Flores in squadra, Malaventura giocò 40 minuti filati (unico dei suoi) segnando 16 punti e contribuendo in modo determinante al colpaccio. Nella vittoria casalinga contro Reggio Emilia, ancora 40 minuti e 15 punti. Nell’impegno successivo, capolavoro con vittoria esterna nel derbyssimo a Teramo e 23 punti in 40 minuti. Poi, a 4 gare dalla fine del campionato, gli Sharks si ritrovarono a lottare per la salvezza essendo sulla carta chiaramente la squadra più debole (il solo straniero vero era Jack Martinez). Ma le risorse degli Sharks guidati da Caja stupirono tutti. Il gruppo di italiani composto da Leo Busca, Daniele Cavaliero, Matteo Malaventura e Roberto Casoli si strinse forte con Jack Martinez, Dan Callahan e il pugno di giovani volenterosi della panchina (Francesco Chiavazzo, Diego Grillo e il giovanissimo rosetano Norman Neri). Il quintetto più stakanovista d’Italia (quasi 40 minuti filati a testa) perse 2 gare e ne vinse 2, compiendo un vero e proprio miracolo sportivo, anche se coach Caja disse che i miracoli non esistono e che quella salvezza era il frutto reale di un impegno reale. Nelle due vittorie brillò forte la stella di Malaventura. Nella gara più importante del campionato, che non fu l’ultima contro Capo d’Orlando bensì la vittoria contro la Virtus Bologna che consentì di continuare a sperare, Matteo segnò 17 punti in 40 minuti.
 
Luca Maggitti
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