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DARIO DI GIANNATALE: LO “SCIRRO” GIULIESE BALLA LA RUMBA IN SERIE A COL PESCARA.
Dario Di Giannatale, quando giocava nel Pescara. Oggi il giuliese è il vice di mister Massimo Oddo.

Un video mi riporta alla mente un ex compagno di scuola che ha fatto carriera...

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 30 Luglio 2016 - Ore 16:00

«Dario, se non la smetti ti do un pugno!».
«Màmmt fròk ngh Toto Cutugno!».
 
Chi implorava di farla finita era un mio ex compagno di scuola di Pineto, timido ed educato al punto di chiamare pugno il cazzotto.
Il poeta che gli rispondeva in rima meglio di Gianni Rodari, chiamando in causa l’autore de “L’italiano”, era invece Dario Di Giannatale, fulmine a ciel sereno giuliese venuto a incenerire la classe 1^ Sezione E dell’ITC Moretti di Roseto degli Abruzzi (le Ragionerie, per dirla semplice), nell’anno scolastico 1983/1984.
 
Dario Di Giannalate, classe 1969, era 170 centimetri di spina nel fianco. Soprannominato “Scirro” (o “Scirrìtt”) dai suoi amici giuliesi che lo adoravano, si presentò con profilo dantesco e capello all’indietro tagliato pari, con molta voglia di scherzare e poca di studiare.
 
Il giuliese Dario incarnava appieno quel che il compianto professore di francese, Gabriele Ippoliti, teorizzava in una sorta di analisi geografico-sociale salendo da sud a nord: gli studenti di Pineto sono buoni fino a sembrare “fessacchiotti”, quelli di Roseto stanno nel mezzo, quelli di Giulianova sono i più furbi e “sveltoni”.
 
“Scirro” si rivelò fra i banchi quel che poi sarebbe diventato in campo da calciatore: capopopolo di battute e risate, guascone senza averne il fisico, tenace nel difendere le proprie convinzioni (come quando segnò quel gol rubandola a uno sprovveduto portiere), spietato sottoporta (quando c’era da chiudere ogni tipo di questione).
 
Il suo guardaspalle era un certo Attilio, giuliese come lui, quando Dario ispezionava la classe con il ghigno di Robert De Niro. Cintura nera (quinto dan) di sfottò e barzellette, amava rispondere in rima tenendo viva  – nei primi anni ’80 del secolo scorso – l’arte degli stornelli e di certe “saltarelle” che ancora oggi fanno battere il piede nelle zone rurali d’Abruzzo, accompagnate dall’organetto diatonico “ddù bbòtt”.
 
Fu così che un giorno dei primi di scuola superiore, mentre le appartenenze claniche di pinetesi, rosetani e giuliesi ancora faticavano a riconoscersi e accettarsi, Dario si inventò quel giochetto in rima ricordato all’inizio, modulando il suo poetare a seconda di quel che gli diceva lo sprovveduto compagno di classe (tutti eravamo sprovveduti, di fronte al suo talento da pistolero nel fare rima insultandoci).
 
La scena era invariabilmente questa: “Scirro” ingaggiava la sua preda facendo un mezzo giro intorno allo sventurato, come un rapace pronto a gettarsi in picchiata. Poi lo chiudeva all’angolo e cominciava a vessarlo con piacevolezze irriferibili – in dialetto giuliese stretto – sul presunto talento amatorio della povera mamma.
 
Quando la vittima tentava, colpita nell’orgoglio (parliamo sempre di studenti maschi abruzzesi di 14 anni), di redimere il buon nome della genitrice, Dario lo puniva con il tuo ritornello composto da una parte fissa “Màmmt fròk ngh” (e cioè “tua mamma fa sesso con”) e una variabile per accordare la rima a seconda di come il malcapitato si era permesso di ribattere a Dario.
 
Insomma: “Scirro” ti pressava e mandava regolarmente in fuorigioco. Una efficacia che manco il calcio totale codificato da Jack Reynolds e perfezionato da Rinus Michels.
 
Esempi pratici...
 
«Dario, smettila!».
«Màmmt fròk ngh Attila!».
 
«Dario, mo’ ti meno!».
«Màmmt fròk ngh Teddy Reno!».
 
Così, quel giorno in cui il povero pinetese – il più alto e il più buono di tutti (sarebbe ingeneroso dire “grosso e cazzone” perché non era così... era buono davvero) – ebbe a rispondergli quasi in italiano forbito, minacciando il “pugno” in luogo del “cazzotto”, il guizzante “Scirro” pescò ugualmente la rima baciata giusta a tempo zero. Senza batter ciglio e mandandoci tutti a piegarci dalle risate dietro la lavagna.
 
Bomber!
 
Era sveglio, Dario. Sveglio per davvero. E molto simpatico. Lo persi per strada, credo al secondo anno se non proprio al primo, perché la sua priorità era giocare a pallone. Per cui non so se quel giorno in cui il mitico Nino Bindi, professore di Diritto ed Economia, ci venne a riprendere al Bar Porrini (redarguendoci pesantemente con un secco: “Cretini, abbiamo due ore e oggi c’è un argomento importante, andiamo a fare lezione... non fa niente se siete assenti perché avete fatto cùp”) Dario fosse o meno con noi.
 
So però che al suo posto in classe arrivò un altro giocatore: Tiziano De Patre. Si presentò a noi con le stampelle, purtroppo, visto che un cattivissimo difensore centrale del Teramo – durante un derby col Giulianova – gli fece il crociato del ginocchio con un tackle al veleno. Era una giovanissima promessa e giocava “10”. Dopo la rieducazione, riuscì comunque ad arrivare in Serie A, seppur in un ruolo diverso in campo.
 
Ma torniamo a Dario “Scirro” Di Giannatale, che ho seguito per anni sui giornali e in televisione, nei panni della seconda punta guastatrice. Un Pietro Micca senza le stimmate dell’eroe (va bene segnare, ma non farsi saltare in aria con l’esplosivo!), che ha fatto la sua bella carriera arrivando a giocare in Serie B e pure bene, a giudicare dalle 110 presenze e 26 gol (fonte Wikipedia).
 
Dario diventò un beniamino a Pescara, giocando in cadetteria per i biancazzurri. E fu proprio a Pescara che lo rividi, oltre una decina di anni fa, alla Libreria Feltrinelli. Infatti, dopo le due stagioni alle Ragionerie lo avevo incrociato solo sui mass media e di persona soltanto una volta: alla cena per festeggiare il matrimonio del comune compagno di scuola giuliese Sandro Vagnoni.
 
A Pescara, “Scirro” mi prese alle spalle. Coppino sul collo e frase che non ammetteva repliche: «Maggì, ma sempre a leggere stai? Ancora con quei libri!». In effetti avevo fatto scorta e, girandomi con i volumi tenuti fra le braccia, scoppiai a ridere riconoscendo Dario. Il tempo di sistemare i volumi sul bancone della cassa e abbracciarlo e furono subito altre risate a crepapelle, ricordandoci i bei tempi scolastici andati. Dario mi presentò anche una splendida donna, la sua donna, e ci salutammo promettendoci di rivederci.
 
Figurarsi... fra lui cittadino del mondo col pallone e io Rosetocentrico, è più facile che firmino la pace Israele e Palestina.
 
Così Dario l’ho rivisto in TV qualche tempo fa su TV6, ospite del collega Andrea Costantini (mandai loro un sms, in puro stile spettatore/tifoso) e oggi, su Facebook (dove non credo abbia un profilo personale), ballare una sorta di techno-rumba agli ordini di mister Oddo.
 
Il simpatico (e ormai virale) video del Pescara Calcio, in cui “Scirro” balla con consumata nonchalance issato su una sedia, è stato come un detonatore, riportandomi alla mente i suoi stornelli, primo fra tutti l’ormai mitico (e pure un po’ apotropaico): «Màmmt fròk ngh Toto Cutugno!».
 
Oggi, Dario Di Giannatale è il vice di Massimo Oddo, in Serie A col Pescara Calcio. E – leggendo sul web – pare sia il beniamino dello spogliatoio.
 
33 anni dopo, per fortuna, non è cambiato.
 
Ciao, grande Scirro!
 
PESCARA CALCIO
I gol di Dario Di Giannatale
 
FACEBOOK
PESCARA CALCIO IN RUMBA BIANCAZZURRA
(Dario Di Giannatale è quello sulla sedia, primo da sinistra, col numero 49.)
 
Luca Maggitti
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