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TUTTI I COLORI DEL BIANCONERO
Daniele Cimorosi consegna la maglia del Roseto Sharks a Max Allegri.
[Luca Maggitti]


Giovanni Fattori e Max Allegri.
[Luca Maggitti]


Max Allegri con il disco ‘Italian Journey’ di ‘Brandon Sherrod & The Sharks’.
[Luca Maggitti]


Un pomeriggio dalle parti della Juventus, fra Max Allegri e il disco di Brandon Sherrod, il libro sul Roseto Sharks e Beppe Marotta che ritrova Iwan Bisson.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Sabato, 15 Aprile 2017 - Ore 02:00

Conobbi Max Allegri nel 2011, grazie a Pierpaolo Marchetti che lo portò allo Spizzico di Roseto degli Abruzzi, insieme al suo maestro Giovanni Galeone, per supportare in qualità di testimonial la onlus L’Aquila per la Vita. Era l’allenatore campione d’Italia in carica con il Milan.

Dopo 6 anni, Pierpaolo mi regala un’altra occasione di rivedere il suo amico Max, oggi campione in carica con la Juventus, sempre per coinvolgerlo in un progetto di beneficenza. Stavolta si tratta del disco “Italian Journey” di Brandon Sherrod. Così partiamo da Roseto io, Daniele Cimorosi e Giovanni Fattori (presidente e giocatore del Roseto Sharks, entrambi juventini doc), con il disco e qualche altro pensierino.

La Juventus è acquartierata a Chieti Scalo e presa d’assalto da una marea di tifosi, galvanizzati dal recente 3-0 in Champions League contro il Barcellona. Passiamo da dietro le transenne a dentro l’hotel, salutando e superando un impressionante spiegamento di forze dell’ordine (private e pubbliche).

Entriamo e, dopo un po’, il personale dell’hotel prepara un tavolo con sedie intorno al quale sediamo insieme al Mister della Juventus. Tengono banco Enrico Rocchi e la sua famiglia e Pierpaolo Marchetti: si vede che Max vuole loro molto bene e li rispetta. C’è pure il mio boss di Passione Basket, Enrico Giancarli, e ci sono altri vecchi amici di Allegri. Commovente l’arrivo, aiutato dalle stampelle, di un anziano fotografo che il mister dei bianconeri abbraccia e si coccola (la classe non è acqua). Scorrono foto, sorrisi, battute. L’atmosfera è informale e distesa. Noi “rosetani” siamo dislocati “sulla fascia” e, come riottosi fluidificanti, non ci azzardiamo a passare la metà campo per non disturbare.

Poi l’anziano fotografo si congeda, aiutato da parenti, e c’è tempo per una chiacchierata fra Allegri e Marchetti, il presidente del Roseto Sharks Cimorosi (che gli dice che il suo dirigente modello è Beppe Marotta) e il conterraneo Giovanni Fattori. Minuti piacevoli e densi: calcio, basket, modelli di gestione, capacità di comunicazione, stili e altro ancora.

Il tempo stringe, l’organizzazione bianconera avverte che è ora di cena e così sfruttiamo gli ultimi minuti per le cose che ci siamo portati dal Lido delle Rose.

Intanto il disco “Italian Journey” di “Brandon Sherrod & The Sharks”. Spiego a Max com’è nata l’idea e leggo un comprensibile stupore sul suo viso, quando gli dico che Brandon è un giocatore in attività. Max prende una copia del disco e supporta il progetto, con la stessa gentile disponibilità di quando nel 2011 accettò di essere testimonial – e con lui Giovanni Galeone – di L’Aquila per la Vita onlus. Di più: con la sua solita gentilezza, il Mister ribadisce: «Luca, per qualsiasi cosa di beneficenza fatta per bene, io ci sono sempre». Io più di grazie non posso dirgli. Ma glielo dico un bel po’ di volte.

Poi gli regalo il mio libro “il CUORE del ROSETO”, sul Roseto Sharks, dicendogli che lo scorso 11 marzo 2017 l’ho dato a Kareem Abdul-Jabbar e che quindi dopo oggi “ho fatto il pieno”. Max, appassionato di basket, sorride e si schermisce.

Si resta sul Roseto, con Daniele Cimorosi, Presidente degli Sharks, che gli dona una canottiera numero 11 (doppio numero 1?) con il cognome ALLEGRI in bella vista. Dopo la canottiera con il numero 33 donata a Kareem Abdul-Jabbar, un altro colpaccio per la squadra di stelle virtuali degli Squali. Infine, l’abbraccio con il conterraneo Giovanni Fattori.

È davvero tutto, consapevoli che abbiamo avuto anche troppo, da una persona concupita da milioni di fans.

Prima di congedarci, Enrico Rocchi, avendo saputo del progetto, vuole una copia del disco. Tanti anni dopo aver lavorato insieme, l’abbraccio è quello bello di sempre e la gentilezza di Enrico intatta. Lo ringrazio, parliamo un momento del comune amico Giorgio Pomponi e stavolta è davvero ora di andare.

Usciti dalla saletta, ma ancora dentro l’hotel, ecco Chiellini e Barzagli. Cimorosi e Fattori sbuffano come tori, io capisco che devo preparare il telefono: ecco fatto, preso Chiellini, che scherza con Fattori sulla comune matrice labronica.

OK, è davvero ora di infilarci verso l’uscita. Anzi no. Daniele Cimorosi mi dà di gomito e indica un signore: Beppe Marotta! È il suo idolo e, anche qui, capisco che non possiamo perdere l’occasione. Così, a metà fra l’imbucato e il simpaticone, mi avvicino e faccio: «Dottor Marotta, le volevo presentare il Presidente del Roseto, basket di Serie A2, Daniele Cimorosi, per il quale lei è un mito».

Marotta, invece di chiamare le guardie e farmi buttare fuori, sorride e tende la mano a Daniele Cimorosi. Foto e, invece di congedarci, una frase del tipo: «Bello il basket».

Beppe m’ha provocato, e io non lascio anzi raddoppio, dicendogli: «Le presento un giocatore del Roseto, Giovanni Fattori». Il superdirigente bianconero sorride, alza lo sguardo e chiosa: «Beh, si vede da quanto è alto che gioca a basket». Poi stringe la mano a Giovanni e gli chiede: «Come state andando in campionato?». Giovanni è pronto: «Domani speriamo di prenderci i playoff a livello matematico». E Marotta: «Bravi, complimenti, io sono di Varese e il basket mi piace».

Come faccio a stare zitto? Gli dico che l’attuale coach di Varese, Attilio Caja, è stato a Roseto nel 2005/2006. Marotta annuisce e poi snocciola nomi della grande Varese, iniziando da Meneghin. Su Bisson, mi inserisco per dirgli che il recente “Italia Basket Hall of Fame” vive da qualche anno a Roseto. In quel preciso momento c’è la “bomba”. Infatti, Marotta chiosa: «Ma lei lo sa che io ho iniziato a lavorare al Varese Calcio che ero un ragazzino e Iwan Bisson è stato il mio Presidente?».

Questo è troppo! Secco, chiedo a Marotta: «Scusi, ma da quanto non sente Iwan?». E lui: «Una vita, mi piacerebbe risentirlo». Prendo il telefono – mentre il surreale si impadronisce di me – e mi lancio: «Guardi, Iwan è un amico, se vuole glielo chiamo». E lui: «Volentieri».

Legge di Murphy. Prima telefonata, segreteria. Mannaggia, mi dispiace proprio. E però c’è ancora qualche riflessione sul basket a far scorrere preziosi secondi. Intanto, secondo tentativo. Stavolta Iwan risponde. Gli spiego davanti a chi sono e lui è incredulo, poi passo il mio cellulare (con la cover sulla quale è stampata la foto della mia famiglia) a Marotta e faccio un passo indietro. I due si parlano, Marotta (se ho sentito bene) inizia con un “lei” il dialogo con Iwan e alla fine gli lascia il suo numero, per risentirsi.

Questo pomeriggio, già bellissimo, diventa strepitoso.

Stavolta ce ne andiamo davvero, non prima di aver lasciato il disco e il libro che Maurizio Trombetta – allenatore e collaboratore di Max Allegri – ha voluto.

Per i casi della vita, sempre grazie all’ormai mitologico Pierpaolo Marchetti, ho conosciuto Maurizio nel 2001, a Forlì, in occasione della Final Eight di Coppa Italia di basket. C’erano Giorgio Pomponi e Marco Rapone (che il giorno dopo si sarebbe sposato, a Padova, con Silvia dando vita a una famiglia di ortodossa osservanza juventina) e c’era, con Trombetta, l’ex giocatore di basket Sergio Donadoni: miglior sesto uomo del campionato 1991, culminato con la vittoria dello Scudetto con la sua Caserta.

Vinicius de Moraes, insieme a Giuseppe Ungaretti e Sergio Endrigo, lo cantano dal 1969: “La vita, amico, è l’arte dell’incontro”.

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Luca Maggitti
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