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CRISTIANO RONALDO VISTO DA JORGE VALDANO
Cristiano Ronaldo.

La copertina del libro di Jorge Valdano, intitolato ‘Le 11 virtù del leader’.

Il Campione del Mondo 1986 descrive deliziosamente CR7, in un suo libro del 2014 tradotto da Pierpaolo Marchetti. Finalmente qualcosa di meglio di 4 aggettivi, conditi dalle solite frasi fatte, sul campione portoghese.

Roseto degli Abruzzi (TE)
Mercoledì, 04 Aprile 2018 - Ore 17:45

[Pagine 152-153-154.]
Estratto da “PICCOLO DIZIONARIO DEI LEADER”, capitolo finale aggiunto all’edizione italiana, su richiesta all’autore da parte del traduttore e curatore del volume, Pierpaolo Marchetti.


Cristiano Ronaldo


La superiorità di Ronaldo comincia sul piano fisico. La sua immagine da gladiatore intimidisce, al punto che basta vederlo uscire dal tunnel perché il Santiago Bernabéu ci sembri il Circo Massimo dell’Antica Roma. Se in Messi si intravede l’influsso della strada, in Cristiano si intuisce quello della palestra.

Ho visto molti giocatori che hanno tentato di risolvere problemi calcistici sollevando pesi e, nella loro ansia di essere più forti, hanno finito per perdere velocità e agilità, vistù che, se gestite con astuzia, sono preminenti per rompere gli equilibri in campo. Cristiano utilizza la palestra per tendere l’arco dal quale partiranno le frecce verso la porta avversaria.

Corre, e si lascia tutti alle spalle; frena, e vanno tutti lunghi; se salta, è ugualmente inarrivabile anche in verticale. E se a tutto questo aggiungiamo un pallone, la superiorità risulta quasi illegale.

Parliamo di un attaccante a tutto campo che provoca la sensazione di pericolo anche quando entra in possesso del pallone nella propria area di rigore. Il contropiede del Real Madrid è il più letale che io abbia mai visto, ma in alcune di quelle opere d’arte collettive Cristiano ha avviato l’azione, l’ha sviluppata e l’ha conclusa.

Quelli che hanno visto giocare Alfredo Di Stéfano ricorrono sempre alla stessa immagine: «Di Stéfano salvava il gol nella sua porta e nell’azione successiva andava a segnare in quella avversaria».

Uno di questi giorni vedremo Cristiano battere un rinvio dal fondo, spizzare il pallone al centro del campo e segnare, senza l’aiuto di nessuno. E in futuro lo racconteremo con la stessa ammirazione con la quale oggi si raccontano le prodezze di Alfredo.

Instancabile nella sua ossessione per la perfezione, dopo ogni allenamento a Ronaldo manca solo di avere rapporti sessuali con il pallone. È l’unico modo di spiegare come la sua tecnica unisca la potenza e la velocità senza mettere a rischio la precisione.

Controlla la palla come se avesse una calamita nei piedi, ha un tiro dalla traiettoria incerta che neppure il pallone è ancora riuscito a decifrare, dribbla in velocità e, quando non basta, anche in abilità, colpisce di testa come se al posto della fronte avesse un martello e si diverte a fare passaggi di tacco, di spalla o di peto, perché di solito, in ogni grande artista, abita un esibizionista.

E come al goleador si perdona l’egoismo, di un fuoriclasse bisogna accettare una buona dose di vanità. Niente di grave in Ronaldo, perché la sua ricerca della perfezione riguarda anche l’atteggiamento e ultimamente è riuscito anche a controllare certi suoi eccessi.

Per qualche tempo, la sua ansia di finalizzare individualmente le giocate lo portava a forzarle, dimenticandosi dei suoi compagni. Passava la palla solo se non aveva altra scelta, come se si trattasse di una resa.

Forse non diventerà mai uno stratega, però non commette più questi errori. Ogni giorno appare più generoso e maggiormente coinvolto nel gioco collettivo. Curiosamente, questo non gli ha impedito di mantenere una spettacolare efficacia realizzativa: oltre un gol di media a partita, da quando è arrivato al Real Madrid. Una cosa mai vista!

Questa trasformazione gli ha permesso di creare un legame con la tifoseria come mai era accaduto prima. Oggi, il Bernabéu è ai piedi di Cristiano.

Ma la parte di Ronaldo che più meriterebbe di essere vista è proprio quella invisibile.

Si tratta di un professionista esemplare quando si allena come un marine, quando mangia equilibrando carboidrati e proteine come se da ogni pasto dipendesse il risultato della partita successiva, quando dorme senza permettersi neanche di sognare una discoteca.

Non possiamo che applaudire un ragazzo al quale il calcio offre tutte le tentazioni possibili per sentirsi calciatore fino in fondo. Anche prima che inizi la partita.

Jorge Valdano


Jorge Valdano
LE UNDICI VIRTU’ DEL LEADER

Il calcio come scuola di vita.
Prefazione di Gianni Mura
Traduzione dallo spagnolo e curatela di Pierpaolo Marchetti
Isbn Edizioni – Agosto 2014 – Euro 19

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